Il brevetto è un freno o un volano dell’innovazione?

da Apr 6, 2022Brevetto0 commenti

Sembra un paradosso: come la protezione della proprietà intellettuale promuove l’innovazione.

Partiamo dalle basi, qual è la loro storia?

Ripercorrere la storia dei brevetti è molto difficile, anche se qualche traccia c’è.

Sembrerebbe che il primo esempio di qualcosa di simile ad un brevetto per una originale creazione dell’ingegno umano fu concesso nell’antica Sibari, città calabrese nel VII sec. a.C.  Nell’antica era stato ufficializzato il diritto allo sfruttamento esclusivo di una invenzione, per la precisione una ricetta.

Fu concesso infatti:

“un monopolio di 12 mesi per una pietanza originale ed elaborata affinché “a chi per primo l’abbia inventata sia riservato trarne profitto durante il suddetto periodo e gli altri, dandosi da fare essi stessi, si segnalino per invenzioni di tal genere”. La conferma di quanto riportato dallo storico emerge da una lapide ritrovata nell’area archeologica sulla quale si legge come a Sibari “veniva offerto un incoraggiamento a tutti coloro che realizzano un qualsiasi miglioramento al benessere, i relativi guadagni essendo assicurati all’inventore per un anno”. (Fonte “Il brevetto di Sibari e le anticipazioni storiche della gente di Calabria” – Franco Pancallo Editore)

Secoli dopo, Il 19 marzo 1474, nella Repubblica di Venezia, venne promulgato lo Statuto dei brevetti, accompagnato da queste parole:

“Abbiamo fra noi uomini di grande ingegno, atti ad inventare e scoprire dispositivi ingegnosi: ed è in vista della grandezza e della virtù della nostra città che cercheremo di far arrivare qui sempre più uomini di tale specie ogni giorno”

E’ in questi anni che iniziano a nascere i primi accordi (spesso di natura privata) che in qualche modo tutelano “uomini di ingegno”.

Ma torniamo a noi, brevettare aiuta l’innovazione?

Si potrebbe obiettare che un brevetto BLOCCA l’innovazione e la ricerca, ma in realtà è proprio così.

E’ la facilità di copia e imitazione che scoraggia l’innovazione, perché fare lo sforzo se qualcun altro ne trarrà profitto? Il sistema dei brevetti funziona abilitando gli inventori per bloccare l’uso non autorizzato di tecnologia brevettata. Tutto questo, come anticipato, è abbastanza chiaro ma semplicistico.

Proviamo ad approfondire.

E’ ormai assodato che gli inventori sono guidati principalmente dall’aspettativa di trarre profitto dal possesso dei diritti sulle loro invenzioni. Zorina Khan del Bowdoin College , il cui classico del 2005 The Democratization of Invention: Patents and Copyrights in American Economic Development ha osservato che “le persone comuni sono stimolate da rendimenti percepiti più elevati o incentivi dal lato della domanda per assumere impegni a lungo termine in attività creative”. 

Sempre lei afferma che “Il sistema dei brevetti statunitense ha avuto un forte impatto sui modelli dell’attività inventiva. La sua fornitura di un ampio accesso ai diritti di proprietà sulle nuove invenzioni, insieme all’obbligo di divulgazione al pubblico, è stata estremamente efficace nello stimolare la crescita di un mercato per la tecnologia e nel promuovere il cambiamento tecnologico” 

Per fare un esempio: le più grandi industrie che hanno creato nuovi posti di lavoro degli ultimi 60 anni,  semiconduttori (elettronica di consumo), PC, software, biotecnologie, telefonia mobile ed e-commerce su Internet, sono state tutte lanciate e si sono rafforzate sulla base di invenzioni brevettate create da startup.

È interessante notare che l’evidenza mostra anche che, invece di ostacolare la condivisione della conoscenza, come afferma l’ Economist (loro sono da sempre per l’abolizione del sistema dei brevetti) , i brevetti la promuovono effettivamente. Acemoglu, Bimpikis e Ozdaglar (2008) hanno osservato che “i brevetti migliorano l’allocazione delle risorse incoraggiando una rapida sperimentazione e un efficiente trasferimento ex post delle conoscenze tra le aziende“.

Si scopre infatti che il sistema dei brevetti è uno degli strumenti più efficaci per la condivisione delle conoscenze e il trasferimento tecnologico mai ideati. 

Uno studio del 2006 degli economisti francesi Francois Leveque e Yann Meniere ha rilevato che l’88% delle aziende statunitensi, europee e giapponesi ha affermato di fare effettivamente affidamento sulle informazioni divulgate nei brevetti per stare al passo con i progressi tecnologici e dirigere i propri sforzi di ricerca e sviluppo.

Che il brevetto sia uno strumento formidabile è anche “dimostrabile” da un semplice esperimento fatto da Sokoloff e Naomi Lamoreaux di Yale:

Immaginate di essere in un mondo in cui non esistesse un sistema di brevetti per garantire agli inventori i diritti di proprietà sulle loro invenzioni. In questo contesto, gli inventori dovrebbero necessariamente essere riservati e custodire le loro scoperte dai concorrenti in quanto potrebbero, ovviamente, essere copiate senza ripercussioni.

Un altro esempio vicino a noi arriva dal mondo degli cellulari. un rapido sguardo all’industria degli smartphone per vedere la verità in quell’esperimento mentale. Qualcuno crede che l’uso globale degli smartphone avrebbe registrato una crescita così straordinariamente rapida sotto un regime di segreto commerciale? Secondo noi è poco probabile (non impossibile certo). Solo un sistema brevettuale che consente la concessione di licenze di tecnologia proprietaria in quattro settori molto disparati (telefonia, elettronica, informatica e software) ha potuto produrre l’industria degli smartphone di enorme successo di cui godiamo oggi.

Ma (si c’è un ma..) ci sono anche i troll dei brevetti. Ma di questi parleremo nel prossimo approfondimento. 

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